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Tutti i numeri dell’ipoacusia

L’udito è una facoltà preziosa, che svolge un ruolo preponderante nella vita sociale, lavorativa e relazionale di ogni individuo. Tuttavia questo importante senso può essere soggetto a numerose patologie e deficit ed è per questo che l’Organizzazione Mondiale della Sanità da anni si prefigge di sensibilizzare l’opinione pubblica sulla prevenzione dei problemi all’udito.
Secondo i dati sull’ipoacusia rilevati proprio dall’OMS, nel mondo vivono oggi circa 1,1 miliardi di persone affette da sordità di vario grado. Un numero spaventosamente grande, che rappresenta una percentuale di sordità del 16% su scala globale. Tra le cifre sull’ipoacusia, inoltre, preoccupano quelle relative al tempo medio che intercorre tra l’insorgenza dei sintomi e la diagnosi di ipoacusia: ben 10 anni. Un dato che testimonia come vi sia ancora una forte reticenza nel prevenire e trattare tempestivamente i problemi di udito.

Le cifre sull’ipoacusia in Italia

Le statistiche sulla sordità in Italia non sono certo più incoraggianti rispetto a quelle globali. Nel nostro paese vivono oltre 8 milioni di persone affette da ipoacusia e buona parte di esse, contrariamente a quanto si possa immaginare, è rappresentata da bambini e adulti in età lavorativa. Secondo i dati sull’ipoacusia raccolti dall’OMS, soltanto 1/3 degli italiani con diagnosi di sordità ha più di 60 anni. Si tratta quindi di un problema di grande importanza sociale, poiché affligge, nella sua totalità, oltre il 13,5% della popolazione italiana, di cui 2/3 sono cittadini in età scolare o lavorativa.
Alla luce di tali dati appare dunque necessaria una maggiore sensibilizzazione sulle possibilità di prevenzione e trattamento dell’ipoacusia per tutte le fasce d’età. Bisogna infatti comprendere che i problemi di udito non affliggono soltanto gli anziani, ma anche i bambini e negli adulti a causa dell’aumento esponenziale dei fattori di rischio.

Statistiche sui fattori di rischio dell’ipoacusia

L’incremento dei disturbi all’udito registrato su scala globale negli ultimi anni è indubbiamente correlato all’aumento dei fattori di rischio ambientali. Per quanto concerne gli adulti, i maggiori “indiziati” sono le malattie metaboliche e l’inquinamento acustico sui luoghi di lavoro, che per motivi diversi rappresentano due delle principali cause di sordità. Particolarmente allarmanti sono anche i dati forniti dall’INAIL, secondo i quali i casi di ipoacusia da rumore costituiscono oltre il 40% delle malattie professionali denunciate dai lavoratori dell’industria, dell’agricoltura e dei servizi.
Viceversa, le statistiche sulla sordità infantile mostrano un concorso di cause del tutto differente, poiché il 60% delle diagnosi ha chiare origini genetiche o ereditarie. Le cause prenatali (gravidanze a rischio), perinatali (traumi e infezioni post-parto) e le conseguenze delle malattie esantematiche, come il morbillo e la parotite, sono invece responsabili del 25% dei casi di ipoacusia infantile. Il restante 15% è infine rappresentato dalle ipoacusie idiopatiche, delle quali, cioè, non vi è una causa riconosciuta.

Percentuale di sordità e invalidità

Un altro aspetto che interessa molte persone affette da ipoacusie croniche è quello legato al riconoscimento dell’invalidità. Secondo l’attuale normativa, una perdita di udito compresa tra 0 e 75 dB comporta il riconoscimento di una percentuale d’invalidità variabile dallo 0 al 59%. Oltre tale soglia, l’invalidità riconosciuta si attesta invece al 65%, mentre in caso di ipoacusia grave (90+ dB di deficit uditivo) la percentuale sale a un massimo dell’80%. Discorso diverso, invece, per le ipoacusie diagnosticate in età evolutiva, le cui soglie per l’ottenimento dell’invalidità civile e degli emolumenti previsti si riducono rispettivamente a 60 dB per i minori di 12 anni e 75 dB per coloro che li hanno già compiuti.

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