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Nascita e storia degli apparecchi acustici

La storia degli apparecchi acustici inizia da lontano, molto più di quanto si possa immaginare. L’esigenza di sentire meglio, del resto è nata insieme all’uomo ed è curioso notare come la moderna tecnologia audio-protesistica si basi ancora oggi su alcuni principi noti fin dall’antichità.

Il primo apparecchio acustico e le sue origini

Le prime testimonianze certe sugli apparecchi acustici si trovano nel libro “Della Magia Naturale”, scritto dallo scienziato e filosofo italiano Giovambattista Della Porta nel lontano 1588. Nel testo si fa riferimento ad alcune protesi uditive in legno ispirate alle orecchie di animali dall’udito particolarmente sviluppato.
In realtà, il principio dell’amplificazione sonora su cui si basavano tali dispositivi era già noto dalla notte dei tempi grazie alla cosiddetta “mano a tromba”; il gesto che tutti noi compiamo inconsciamente quando cerchiamo di “aguzzare” l’udito. Portare la mano all’orecchio, avvolgendola intorno al padiglione auricolare, è infatti una rudimentale tecnica di amplificazione sonora in grado di potenziare la capacità uditiva di un individuo fino a 12 dB.

I cornetti acustici

La prima evoluzione delle protesi uditive furono i famosi cornetti acustici in ottone, dalla forma simile a una piccola tromba, che si diffusero tra il 1600 e il 1800. In questo periodo venne infatti scoperto il meccanismo della conduzione ossea, secondo il quale le onde sonore possono essere trasmesse al cervello attraverso le ossa del cranio, comprese quelle dell’orecchio interno. Il celebre compositore tedesco Ludwig Van Beethoven fu uno dei più noti utilizzatori di questi apparecchi acustici ante litteram.

Le prime protesi indossabili

I moderni apparecchi acustici retroauricolari derivano dai primi prototipi apparsi per la prima volta all’inizio dell’1800. Questi apparecchi, somiglianti alle moderne cuffie ad archetto, presentavano delle piccole appendici a forma di tromba che, una volta indossate, andavano a combaciare con le orecchie. In questo modo si otteneva un effetto simile a quello prodotto dai classici cornetti acustici, senza il fastidio di dover tenere il dispositivo in mano. Altri apparecchi realizzati, noti come “tubi per la conversazione” e dotati di una sottile appendice che si appoggiava alla bocca, permettevano inoltre di amplificare anche la propria voce.

La rivoluzione elettrica e gli apparecchi acustici

La vera svolta nella storia degli apparecchi acustici si verifica agli inizi del 1900 con la diffusione della corrente elettrica e l’invenzione del telefono. Grazie a tali innovazioni, le protesi uditive iniziano a beneficiare delle prime rudimentali apparecchiature elettroniche: una batteria e un microfono a carbone in grado di migliorare notevolmente la percezione dei suoni.
Il primo dispositivo realizzato con questa tecnologia, chiamato Akouphone, somigliava ad un telefono ed era suddiviso in due parti: un amplificatore da applicare all’orecchio e un ricevitore cablato da tenere in mano. Un’ulteriore evoluzione di questo modello, il Vactuphone, passerà invece alla storia come il primo apparecchio acustico elettronico “portatile”. Il suo peso raggiungeva i 3 Kg e correva l’anno 1920.

L’era moderna: dal transistor all’apparecchio acustico digitale

Con l’invenzione del transistor, la tecnologia audioprotesistica compie un ulteriore balzo in avanti ed inizia un processo di miniaturizzazione che prosegue ancora oggi.
Gli apparecchi a transistor che si diffondono a partire dagli anni ’50 sono più compatti, discreti ed efficienti, tuttavia, necessitano ancora di un ricevitore esterno collegato via cavo. Questo problema verrà definitivamente risolto negli anni ’60 con l’avvento dei transistor al silicone, che consentono di progettare i primi apparecchi acustici senza fili applicabili dietro l’orecchio.

Gli anni ’90 segnano invece l’inizio dell’era digitale: grazie alle tecnologie informatiche, gli apparecchi acustici diventano ancora più piccoli e performanti. Nascono le protesi endoauricolari e si sviluppano le tecnologie di riduzione del rumore e di filtrazione degli impulsi sonori. Gli apparecchi acustici digitali diventano così dei veri e propri computer programmabili secondo le specifiche esigenze degli utenti. Sono i prodromi della moderna tecnologia audioprotesistica, che oggi, grazie alle connessioni wireless, permette di connettere le soluzioni acustiche ai dispositivi multimediali di uso comune come lo smartphone, la TV o lo stereo.

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