Cosa sono le emissioni otoacustiche?

Le emissioni otoacustiche o otoemissioni acustiche, in acronimo OAE, sono note anche come il nome di echi cocleati. Si tratta di suoni che prendono forma a partire dalle cellule ciliate esterne situate all’interno di una coclea in buona salute. La coclea è posizionata nell’orecchio interno e mediante le cellule ciliate produce, quando è sana, delle emissioni spontanee, definite dall’acronimo SOAE, oppure far seguito ad una stimolazione proveniente dall’esterno: in questo caso si parla di emissioni evocate, in acronimo EOAE.

Per registrare le otoemissioni acustiche i tecnici e gli specialisti utilizzano strumentazioni molto sofisticate, le quali interagiscono con la coclea. Essa, infatti, quando viene colpita da un suono non solo trasmette impulsi elettrici al cervello ma produce dei segnali acustici definiti appunto emissioni otoacustiche. Mediante le emissioni della coclea registrate dalla macchina è possibile comprendere la presenza o meno di sordità nei neonati.

Lo screening acustico nel neonato: perché è importante?

Mediante lo screening acustico è possibile individuare ipoacusie o sordità nei neonati. In questo modo lo specialista può immediatamente, o comunque entro i tre mesi, effettuare la diagnosi e prendere provvedimenti entro i sei mesi di età. Nel momento in cui il medico riesce a evidenziare la presenza di ipoacusia o sordità entro i primi mesi di vita del neonato, e a intervenire di conseguenza, assicura al piccolo uno sviluppo del livello di abilità linguistiche coerente con la sua età.

Come funziona lo screening acustico?

Il testo sulla funzionalità della coclea è poco invasivo e molto veloce. Per eseguirlo si adopera una piccola sonda che registra ed emette suoni. La sonda è rivestita da un piccolo tappo in gomma ed è inserita all’interno del condotto uditivo. La sonda invia un suono che raggiunge le cellule ciliate presenti nella coclea, la quale lo traduce in impulso elettrico per il cervello. La coclea, inoltre, produce un suono, che viene catturato dalla sonda e registrato dallo strumento, il quale fornisce come risultato Pass o Refer.
I termini Pass o Refer sottolineano rispettivamente la presenza o l’assenza di emissioni otoacustiche.
Il termine Pass indica che si è in presenza di un orecchio sano e funzionante.
Il termine Refer, invece, indica che esiste un difetto nell’udito.
In realtà il risultato di Refer potrebbe essere alterato da diversi fattori: se il neonato è particolarmente agitato o possiede un condotto uditivo particolarmente piccolo, oppure ancora vi è un’eccessiva presenza di vernice caseosa post parto, allora il test potrebbe essere falsato.

Se il primo test risulta Refer, quindi, il pediatra consiglierà un secondo test, da effettuarsi circa due o tre settimane dopo. In questo modo il medico si assicura di trovarsi dinanzi ad un condotto uditivo leggermente più grande e sicuramente più pulito. Durante il secondo test il neonato può essere in una condizione più favorevole e quindi anche l’ambiente risulterà meno rumoroso.

Se il test conferma il risultato di Refer cosa succede?

Se il secondo test conferma la presenza di difetti uditivi è indispensabile sottoporre il piccolo ad una visita audiologica. La visita specialistica consiste in un esame specifico mediante il quale ci si assicura del livello di funzionamento dell’intero sistema uditivo. Tale esame è chiamato ABR. In realtà solo una piccola porzione di esami ABR confermano il test con risultato Refer, quindi confermano la presenza di una ipoacusia congenita.

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