Cos’è e a cosa serve l’esame timpanometrico

L’esame timpanometrico, o timpanometria, serve a verificare l’eventuale presenza di problemi nell’orecchio medio e la corretta mobilità del timpano.
Può essere opportuno procedere all’esame timpanometrico in molti casi di ipoacusia, cioè quando il paziente accusa un calo uditivo. L’esame, però, va coordinato con i più consueti test audiometrici, per ottenere un quadro completo della situazione.

Mentre i test audiometrici, infatti, possono individuare un deficit uditivo attraverso un esame svolto con la collaborazione attiva del paziente, l’esame timpanometrico fornisce dati obiettivi circa la reattività del timpano in diverse condizioni di pressione e circa la corretta mobilità del sistema ossiculare formato dai tre ossicini presenti all’interno dell’orecchio medio (martello, incudine e staffa).

Quando non è consigliabile la timpanometria

L‘esame timpanometrico deve necessariamente essere preceduto da una normale otoscopia, che da un lato serve a individuare eventuali problemi a livello del condotto uditivo esterno (ad esempio, la presenza di un semplice tappo di cerume) e dall’altro potrebbe rivelare delle condizioni che impediscono l’effettuazione della timpanometria.

Se, infatti, l’otoscopia rivela la presenza di una perforazione della membrana del timpano o una condizione acuta di otiti, l’impedenzometria non può essere effettuata, perché potrebbe provocare ulteriori danni all’apparato uditivo.

Come si effettua il timpanogramma

La valutazione timpanometrica consiste nel sollecitare il timpano attraverso la riproduzione di un tono da 226 Hz, in diverse condizioni di pressione. Solitamente, la pressione presente all’interno dell’orecchio è uguale a quella atmosferica, grazie alla funzione regolatrice della tromba di Eustachio.

All’interno del canale uditivo, quindi, viene inserita una sonda, opportunamente rivestita in gomma, che ha una triplice funzione:

  • emettere il tono al quale il timpano dovrà reagire
  • registrare e trasmettere, attraverso un microfono, la reazione della membrana timpanica
  • modificare le condizioni di pressione all’interno dell’orecchio, per mezzo di un apposito manometro, per la corretta valutazione delle reazioni del timpano

La risposta della membrana timpanica

L’esame timpanometrico, quindi, si svolge emettendo varie volte il tono previsto, modificando di volta in volta la pressione all’interno dell’orecchio.
In questo modo, viene registrata la reazione e la motilità del timpano, chiamata tecnicamente “compliance“, per comprendere se la membrana funzioni correttamente o presenti un certo grado di rigidità. In quest’ultimo caso, l’esame avrà rivelato l’origine dei disturbi accusati dal paziente.

Come verificare i risultati dell’esame timpanometrico

La sonda impiegata nell’esame trasmette dei segnali dall’interno dell’orecchio, che vengono registrati sotto forma di grafico, denominato timpanogramma.
La morfologia del tracciato rivelerà il risultato dell’esame e la presenza di eventuali problemi.
Fondamentalmente, i diversi tipi di grafico che si ricavano dalla timpanometria sono riconducibili ad alcuni schemi base.
Lo schema di tipo A presenta un picco elevato, che denota la corretta funzionalità dell’apparato uditivo ed in particolare della membrana timpanica e dei tre ossicini ad essa collegati.

Il grafico di tipo B, invece, è un timpanogramma piatto, che di solito è da ricollegarsi ad un’otite associata a secrezioni non purulente all’interno dell’orecchio medio. Molto diffuso in età pediatrica, questo disturbo si manifesta solitamente con febbre e mal d’orecchie e può essere trattato con analgesici e antibiotici.

Infine, il timpanogramma di tipo C evidenzia un picco molto più basso rispetto al grafico di tipo A. Questa risposta non corretta della membrana timpanica alle variazioni di pressione può essere ricollegata al cattivo funzionamento della tuba di Eustachio, che non riesce a svolgere correttamente la sua funzione regolatrice all’interno dell’orecchio.

Caratteristiche della valutazione timpanometrica

La timpanometria è un esame assolutamente non invasivo e non doloroso, che può essere effettuato su pazienti di ogni età. In particolare, in età pediatrica, l’esame può essere effettuato anche su neonati dai dodici mesi in su.

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