La sordità infantile – o ipoacusia infantile – spesso è diagnosticata durante lo screening uditivo neonatale, un esame che si esegue nelle 24-48 ore successive alla nascita. Accade talvolta che alcuni dei bambini che superano a pieni voti lo screening con il passare degli anni possano mostrare alcuni sintomi di ipoacusia. Cerchiamo quindi di capire meglio cos’è la sordità infantile, i fattori di rischio più comuni, come prevenirla e quali soluzioni acustiche adottare per porvi rimedio.

Le cause della sordità infantile

Secondo alcune recenti ricerche, quasi il 70% dei casi di ipoacusia grave sono di natura genetica. Decisivi nell’insorgenza di questa problematica sono anche alcuni virus, come l’herpes virus o il citomegalovirus, o le malattie provocate da batteri, come la sifilide, e certi protozoi quali il toxoplasma.
Se alcuni di questi agenti patogeni colpiscono la gestante, il neonato potrebbe nascere con un danno all’apparato uditivo.

I sintomi più comuni della sordità infantile

La sordità neonatale è abbastanza semplice da individuare, solitamente un genitore si rende conto che il bambino ha un disturbo all’udito quando non sobbalza in presenza di un rumore forte e improvviso. Il sospetto di ipoacusia, specialmente in un neonato, deve essere colto subito ed è indispensabile rivolgersi a un centro specializzato in audiologia infantile.

Quali sono i fattori di rischio della sordità infantile?

Tra i fattori di rischio di ipoacusia infantile decisivi nella comparsa di questo tipo di sordità a esordio precoce vanno presi in considerazione:

  • storia familiare positiva per sordità infantile;
  • assunzione di farmaci oto-tossici;
  • ricovero in Unità di Terapia Intensiva Neonatale;
  • malformazioni congenite;
  • iperbilirubinemia;
  • infezioni intrauterine;
  • disturbi neurodegenerativi;
  • sindromi associate all’ipoacusia.

Nelle forme a esordio tardivo, invece, si considerano:

  • traumi cranici (in particolare quelli a carico dell’osso temporale e delle basi del cranio);
  • infezioni post-natali spesso associate con ipoacusia neurosensoriale (come la meningite virale e batterica);
  • trattamento farmacologico con farmaci ototossici;
  • esposizione al rumore eccessivo e improvviso.

È importante ricordare che la sordità infantile va identificata entro il terzo mese di vita così da permettere un tempestivo intervento riabilitativo e mai oltre il sesto mese di vita.

La diagnosi di sordità infantile

Come già accennato, lo screening uditivo neonatale è il test più utilizzato per individuare la presenza di problemi all’udito nel neonato.
In caso di sospetta sordità, si raccomanda il trasferimento del bambino in un centro specializzato per un accertamento diagnostico.
Nei periodi successivi, invece, la diagnosi di un probabile difetto dell’udito si esegue grazie a questi esami:

  • otoemissioni. Si tratta di suoni prodotti spontaneamente dalle cellule ciliate esterne in seguito a uno stimolo acustico. Queste onde sonore sono registrate per mezzo di un piccolo microfono introdotto nel condotto uditivo esterno. In presenza di ipoacusia, anche non particolarmente grave, le otoemissioni scompaiono;
  • audiometria comportamentale. È l’osservazione delle reazioni motorie provocate dopo una stimolazione acustica;
  • impedenzometria. Questo è un test abbastanza complicato da eseguire nel bambino e serve a studiare più a fondo la funzionalità dell’orecchio;
  • potenziali evocati uditivi. Un esame utile ad analizzare la funzionalità sia delle strutture cocleari sia di quelle retro-cocleari.

Esiste un rimedio all’ipoacusia infantile?

Le tipologie di sordità nei bambini possono essere diverse e di gradi differenti. L’importante quando si ha a che fare con questo tipo di problema è riconoscerne i sintomi per tempo. In età infantile, ad esempio, il segno più sospetto di un problema uditivo è un tardivo sviluppo del linguaggio.
Costatato attraverso gli esami specifici che il bambino è colpito da un danno uditivo permanente, sarebbe indicato utilizzare il prima possibile un apparecchio acustico adatto all’età del bimbo. Un apparecchio acustico infatti può essere un valido aiuto al piccolo e rendere più sopportabile la perdita dell’udito, migliorando sensibilmente lo sviluppo intellettuale e linguistico. Pertanto, un rimedio all’ipoacusia infantile c’è ed è in grado di consegnare al bambino non solo una buona percezione sonora ma anche tutta la tranquillità psicologia e sociale di cui ha bisogno.

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