La valutazione del rischio rumore nell’ambiente di lavoro

Secondo una recente indagine governativa, oltre il 70% delle malattie professionali è provocata dall’esposizione cronica ad agenti fisici nocivi, fra cui le fonti di rumore più intense presenti nell’ambiente di lavoro.
Tuttavia, le patologie uditive causate dall’inquinamento acustico sui luoghi di lavoro sono quasi sempre dovute alla mancata applicazione delle normative di sicurezza sui lavori a rischio. Per prevenire e risolvere tali problemi, il Testo unico sulla Sicurezza impone quindi l’accurata valutazione del rischio rumore sui luoghi di lavoro e l’utilizzo di protezioni uditive su misura per i dipendenti, dette otoprotettori.

Esposizione al rumore: quali sono le categorie di lavoratori più coinvolte?

Operai metalmeccanici, professionisti del settore aeronautico, lavoratori dell’industria pesante e operatori nei cantieri edili sono senza dubbio i soggetti più esposti alle malattie professionali provocate da fonti di rumore eccessive. Basti pensare che il rumore generato da una comune sega circolare da banco può raggiungere i 110 dB, un valore appena inferiore alla soglia del dolore (120 dB) e potenzialmente nocivo anche in caso di breve esposizione.
Il rombo di un motore a reazione supera addirittura questo limite, attestandosi su valori di circa 130 dB, che risultano assolutamente impossibili da sostenere senza protezioni uditive su misura. Questi numeri appaiono ancora più preoccupanti se si considera che, per legge, la massima soglia di esposizione sonora cronica consentita nell’arco di una settimana lavorativa è di “soli” 85 dB.

Malattie professionali: ipoacusia e traumi acustici da rumore

I soggetti esposti a fonti di rumore continue e sostenute possono sviluppare delle patologie uditive di varia entità a seconda della durata e dell’intensità dell’esposizione. L’inquinamento acustico sui luoghi di lavoro rappresenta infatti un serio rischio per la salute dell’apparato uditivo, soprattutto in assenza di adeguate protezioni.
Rumori pari o superiori ai 120 dB provocano in genere un’immediata sensazione di dolore all’orecchio che può sfociare in uno stato di sordità temporaneo, con danni a volte permanenti alle strutture neurosensoriali.
L’esposizione cronica al rumore, d’altro canto, causa spesso la degenerazione dell’organo del Corti e l’insorgenza di acufeni ad alta intensità, che si traducono in un’ipoacusia recettiva più o meno marcata.

Prevenzione e trattamento delle malattie professionali dell’udito

I d.l. 81/2008 definisce gli standard di sicurezza minimi per i lavori a rischio di esposizione al rumore, che possono essere raggiunti attraverso l’applicazione delle misure contenute nel testo “Valutazione del rischio rumore” redatto dall’INAIL.
Esso fornisce infatti ai datori di lavoro e ai responsabili della sicurezza aziendale (RSPP) tutti gli strumenti per valutare il rischio rumore all’interno dei propri stabilimenti.
In particolare, il documento integra delle informazioni fondamentali per la misurazione del rumore ambientale e il calcolo delle incertezze di misura, stabilite sulla base della scala dei decibel. Queste sono poi integrate da una corposa bibliografia contenente casi di studio verificati ed esempi pratici che permettono di realizzare interventi mirati per la riduzione del rumore. Il testo, inoltre, contiene le indicazioni per il corretto utilizzo delle protezioni uditive su misura, che spaziano dalle cuffie antirumore ai tappi auricolari preformati o modellabili, fino agli elmetti insonorizzanti.
In molti casi, inoltre, può essere opportuno applicare dei particolari apparecchi acustici che, a differenza delle altre protezioni, sigillano il condotto uditivo senza esercitare una fastidiosa pressione sulle pareti dell’orecchio.

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