Fonofobia: l’ipersensibilità ai rumori e ai suoni

Altrimenti detta ipersensibilità uditiva, il termine fonofobia descrive una condizione clinica che colpisce circa il 7% della popolazione e che comporta una debilitante avversione ai rumori e, conseguentemente, una soglia di tolleranza uditiva molto bassa. Il termine fonofobia – dal greco letteralmente “paura del suono” – identifica una condizione di timore verso alcuni suoni.
La generalità delle persone tollera rumori come lo stropicciamento di un foglio di carta, la suoneria di un cellulare o il fruscio del vento. Tali rumori diventano insopportabili e sono percepiti come dolorosi da chi soffre di fonofobia e iperacusia.
Questo disturbo che colpisce l’udito può essere invalidante: non di rado chi è ipersensibile ai suoni volutamente sta alla larga dai luoghi affollati, tende ad isolarsi dal contesto sociale e potrebbe addirittura abbandonare l’attività lavorativa per evitare l’esposizione a rumori divenuti insopportabili. Sovente fonofobia e acufene camminano di pari passo: chi soffre di questa degenerazione del campo uditivo si vede costretto a fare i conti anche con fastidiosi ronzii che possono essere continui o intermittenti. Inoltre, molte persone che lamentano iperacusia soffrono anche di disturbi di fonofobia, ovverosia di una paura morbosa nei confronti dei suoni: i disturbi di acusticofobia portano all’isolamento e alla depressione in quanto inducono ad evitare l’esposizione ai suoni ritenuti pericolosi per l’udito.

L’iperacusia tra i sintomi e le cause

L’esposizione a suoni e rumori che generano fastidio può causare emicranie, disturbi del sonno, stanchezza e stati depressivi. Il quadro sintomatologico è alquanto vario: possono manifestarsi alterazioni del ritmo cardio-respiratorio e del tono muscolare, disagio, nervosismo, ansia e senso di panico e si avverte un dolore localizzato a carico delle orecchie. Molto comune è anche la necessità di coprire le orecchie o di abbandonare immediatamente il luogo in cui è presente il rumore. Per quanto riguarda le cause, l’ipersensibilità ai rumori nasce da un’alterazione del sistema di elaborazione dei suoni a livello corticale. Il disturbo può essere causato da lesioni dei nervi uditivi o può sopraggiungere in concomitanza con una patologia, come la sindrome di Lyme, l’otite cronica, le malattie autoimmuni, il morbo di Addison e la sindrome di Ménière. A provocare l’iperacusia può essere anche un rumore o un suono che, a livello emotivo, viene associato a un vissuto negativo. In questi casi, è corretto parlare di iperacusia da stress: un rumore scatena un ricordo spiacevole e l’ipersensibilità uditiva deriva proprio dall’associazione mentale tra una precedente vicenda traumatica e i suoni che l’hanno contraddistinta.

La cura dell’iperacusia

Per trattare questo disturbo, è possibile agire in una duplice direzione. Con la terapia del suono, il sistema uditivo viene desensibilizzato gradualmente: si inizia con l’erogazione di suoni a bassa intensità, per poi passare alla somministrazione di suoni progressivamente sempre più fastidiosi. La terapia cognitivo-comportamentale si rivela efficace nei casi di iperacusia accompagnata da crisi d’ansia: il counseling mira a rendere il paziente consapevole della patologia di cui soffre affinché non viva i rumori come un pericolo o come qualcosa da evitare. Infine, le tecniche di rilassamento e di controllo dello stress possono coadiuvare la terapia del suono e, per non alterare la percezione dei suoni nel corso del trattamento, è fondamentale evitare l’uso di tappi per le orecchie.

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