Pericondrite dell’orecchio esterno: sintomi e cause

La pericondrite dell’orecchio esterno si manifesta con diffusa tumefazione, dolore insistente e arrossamento del padiglione auricolare oppure con un ascesso purulento che tende a formarsi a cavallo tra il pericondrio e la cartilagine. Non di rado compare anche la febbre, spesso anche piuttosto elevata. La patologia può manifestarsi come un diffuso processo infiammatorio che non sempre è di origine infettiva. Traumi, punture di insetto, ustioni, foruncoli interni al padiglione auricolare e piercing sono fra le cause più frequenti della pericondrite. Va però detto che l’infiammazione cartilagine e l’orecchio gonfio possono manifestarsi anche a seguito di malattie infiammatorie sistemiche come, per esempio, la granulomatosi con poliangioite oppure successivamente a incisioni apportate su infezioni del padiglione auricolare. La pericondrite dell’orecchio esterno può colpire con facilità anche soggetti diabetici o con un sistema immunitario debole. Dal momento che la vascolarizzazione del pericondrio fornisce alla cartilagine il dovuto apporto nutritizio, il suo distacco su tutti e due i lati dalla cartilagine può condurre a necrosi avascolare e, di conseguenza, a una deformità del padiglione auricolare. Orecchio a cavolfiore, nome popolare della patologia, ne illustra molto bene gli effetti.

Antibiotico per la pericondrite

La valutazione della patologia richiede, in alcuni casi, anche l’ausilio di esami colturali, di un antibiogramma e di esami strumentali come quello della funzione uditiva con audiogramma e diapason e quello della funzione cocleo-vestibolare. Utile anche la valutazione reumatologica che deve essere effettuata quando la pericondrite non è provocata da infezioni. Una volta che il medico ha formulato il quadro clinico e ha individuato le cause alla base della pericondrite all’orecchio esterno può procedere con le terapie del caso. Se la patologia è legata a processi infettivi viene prescritto un antibiotico per pericondrite da somministrare per via sistemica, solitamente un fluorochinolonico, oppure un aminoglicoside in associazione con penicillina sintetica, utilizzati in quanto si tratta di farmaci che penetrano facilmente nella cartilagine. Va comunque precisato che le cure fai da te sono da evitarsi nel modo più assoluto ed è compito del medico individuare e prescrivere l’antibiotico più idoneo per ogni singolo paziente, dal momento che la scelta varia in base ai batteri responsabili dell’infezione e alla gravità di quest’ultima. Nella maggior parte dei casi l’otorino affianca agli antibiotici anche una terapia sistemica a base di cortisone con lo scopo di ridurre velocemente l’infiammazione dell’orecchio.

Altri trattamenti e terapie per l’infiammazione della cartilagine

Indipendentemente dalle cause scatenanti dell’orecchio infiammato , di fronte a una diagnosi di pericondrite dell’orecchio esterno è necessario eliminare dal padiglione auricolare qualsiasi corpo estraneo compresi i piercing e gli orecchini. Nella fase iniziale della malattia farmaci antiflogistici, impacchi caldi e un bendaggio compressivo possono rivelarsi utili ma, quando ci si trova in presenza di un ascesso pericondriale e di pus, oltre a somministrare l’antibiotico per pericondrite il medico dovrà anche intervenire con un’incisione dell’ascesso per lasciare fuoriuscire il pus. Quindi procederà con il posizionamento di un drenaggio da lasciare in sede per 24-72 ore. In questo modo il flusso sanguigno viene messo in grado di arrivare nuovamente alla cartilagine. Per consentire una rapida guarigione il medico terminerà l’intervento suturando fino alla cartilagine il pericondrio, così da poter scongiurare eventuali deformità del padiglione auricolare. La tecnica deve essere condotta da medici di buona professionalità e che abbiano cura di riposizionare il pericondrio ben vicino alla cartilagine per assicurare a quest’ultima il costante apporto di sangue indispensabile per prevenire la necrosi.

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